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Il prossimo 20 maggio alle ore 21 presso il Teatro Kaos di Roma (zona Monteverde/Portuense) dove la nostra Associazione ha la sede operativa nasce un’iniziativa che abbiamo deciso subito di sostenere fortemente: serate di stand up comedy al femminile. L’idea viene alla vulcanica Alessandra Flamini, attrice, regista e autrice da sempre attenta al tema delle donne.

Perché è così radicato lo stereotipo per cui le donne non fanno ridere?

Purtoppo è uno stereotipo che ha origini culturali profonde e antiche.

Nelle società di stampo fortemente cattolico, ma non solo, la figura aggraziata, misurata e delicata della donna “per bene” era in contrasto con la risata che, per sua natura, è dirompente e incontrollabile, ergo pericolosa. Era opinione comune che la risata facesse scivolare inesorabilmente la donna verso il peccato. Alle donne in società, specialmente se in età da marito, era, quindi, vietato di ridere, al limite potevano concedersi un tiepido sorriso abbassando lo sguardo a terra.

Ridere liberamente e far ridere gli altri, era una cosa riservata esclusivamente all’uomo. Essere divertente e scherzare era un tabù per il mondo femminile. Una donna che rideva era una donna da evitare, veniva giudicata come una “donnaccia” dagli uomini e anche dalle altre donne.

L’ idea che la risata nuocesse al femminile è stata, inoltre, avvalorata da Freud che sosteneva – questa fa ridere eh – che la forma della bocca quando si ride assomigli all’apertura della vulva. Per questo la donna deve coprirsi immediatamente con la mano in caso di risata, perché è oscena.

Su queste cose per centinaia di anni si è fondata l’educazione degli uomini e delle donne e nell’inconscio queste informazioni restano ben impresse.

 Ancora oggi è diffusissimo il luogo comune che sostiene che la donna, specie se di bell’aspetto, non faccia ridere. Il bell’aspetto e la risata non sono compatibili secondo molti. Le comiche devono essere brutte (principio che negli anni ’50 e ’60 era inviolabile).

Oggi ci sono tantissime comiche bravissime, è arrivato il momento che abbiano lo stesso spazio e la stessa visibilità dei colleghi uomini.

Da dove nasce il titolo C'è figa?

Una volta un amico, andando a vedere uno spettacolo di comiche, disse: non fanno ridere ma almeno c’è figa”. Di qui la voglia di ironizzare sul luogo comune. “Venite, non facciamo ridere ma, almeno, C’è figa”.

Qual è la situazione in Italia rispetto alla stand up comedy al femminile?

Le donne hanno molto meno spazio degli uomini specialmente in un ambito “estremo” come quello della Stand up. Le donne hanno bisogno di conquistare luoghi, tematiche e pubblico. C’è bisogno di creare una cultura della risata al femminile, di scardinare i meccanismi di compiacimento dedicati al “maschio sul palco”.

Che pubblico ti aspetti per questa prima edizione?

Io spero sia il più possibile trasversale, temo, però che la presenza femminile tra il pubblico sarà notevolmente maggiore. Ma magari mi sbaglio e invece molti uomini, ingannati dal titolo, perteciperanno. Chissà.

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