cristiana capotondi
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Conosciamo Cristiana Capotondi come attrice affermata e da qualche anno anche come dirigente sportiva. Dal 25 Novembre 2021 è anche parte dell’Osservatorio per la Parità di Genere istituito presso il M.I.C. (Ministero della Cultura) e coordinato da Celeste Costantino. Un osservatorio importante in un momento storico difficilissimo [ad inizio anno anche la nostra Associazione Dire Fare Cambiare è stata invitata a partecipare a un’audizione per parlare della lettera appello per la parità di genere]. Lo scorso 8 marzo c’è stata la prima iniziativa pubblica dell’Osservatorio per la parità di genere dal titolo “La cultura che verrà” presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma di cui condividiamo con piacere il video integrale con una serie di testimonianze di tante colleghe davvero preziose ed uniche. Tra le prime voci che ascolterete c’è proprio quella di Cristiana Capotondi. 

In termini di parità di genere nel settore dell'audiovisivo, è cambiato qualcosa rispetto a quando hai iniziato a lavorare? Se si, cosa?

Ho iniziato nel 1993 e in questi anni ho visto cambiare molte cose, in termini di ruoli, di compensi e di consapevolezza della condizione femminile nel mondo della cultura. C’è ancora molto da fare, però, pensando proprio al fatto che non si è ancora raggiunta una parità salariale, prendendo in prestito un termine appartenente al settore pubblico. 
 

Tu conosci molto bene due "mondi" diversi che hanno però diverse cose in comune. C'è qualcosa che hai imparato nel mondo dello sport che ti è stato utile nel settore culturale e viceversa?

Sono due mondi che si somigliano molto. Anche lo sport, il calcio sopratutto, del resto, fa intrattenimento. Ad entrambi i mondi appartiene una lunga fase  preparatoria ma nel nostro caso è quasi totalmente affidata all’iniziativa personale. Per questo e per tante altre ragioni è molto difficile un corretto inquadramento della categoria, sebbene la riforma del welfare entrata in vigore lo scorso luglio ha fatto fare notevoli balzi in avanti al nostre settore, in termini di diritti e di tutele già ampiamente goduti da quasi tutte le categorie professionali.

Prova a chiudere gli occhi e immagina il cinema del 2030. Come sarà e cosa cambierà a tuo avviso in questo settore?

Grandi eventi nelle sale, un importante consumo di contenuti in piattaforma. Le sale saranno dei centri culturali a 360 gradi, luoghi di incontro e di costruzione rinsaldo del tessuto sociale. A livello linguistico, il metaverso e la realtà aumentata cambieranno il mestiere dell’attore, non so se lo miglioreranno come esperienza dell’interprete ma certamente offriranno qualcosa di stupefacente ed immersivo allo spettatore.

In questo spazio parliamo spesso della difficoltà che incontrano le artiste nel proprio percorso professionale, essere donna ed essere artista è una doppia prova. Quanto è stato difficile affermarti nel mondo del cinema?

Le difficoltà incontrate dalle donne sono le stesse che incontrano gli uomini, a mio avviso. Ciò che cambia è come è predisposto il mercato rispetto al maschile e al femminile, quali opportunità offre. Questo rende il nostro lavoro poco attrattivo per le giovani e fa crescere il rischio di abbandono del mestiere.  Io ho fatto una lunga gavetta, avendo iniziato molto presto e questo mi ha consentito di vivere con spirito critico e del sano distacco la fase del primo successo, a cui ad un certo punto avevo anche rinunciato, portando contemporaneamente e fortunatamente avanti un percorso universitario. È stato difficile, come lo è per tutti, ma avevo una forte determinazione.

Quali sono a tuo avviso gli stereotipi e i pregiudizi più difficili da combattere nel mondo culturale che sportivo?

Per estremizzare, nel settore sportivo stiamo ancora discutendo se si tratti dello stesso sport se praticato da uomini o da donne, rispetto alle performance e allo spettacolo offerto dall’atleta. Nel mondo della cultura la donna esprime un qualcosa a cui sarebbe impossibile rinunciare ma forse l’industria e il mercato credono ancora che si debba segnare una differenza tra uomo e donna. È un’inerzia che piano piano stiamo arrestando.
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