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ELI.B è una stilista e designer. Ha firmato la collezione che ha sfilato a Budapest Fashion il 25 novembre in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. ELI.B è il brand di abbigliamento che ha creato, diminutivo del suo nome Elisabetta.

Cosa è l'arte per te?

L’arte è espressione comunicazione e sentimento.

Raccontaci del tuo ultimo progetto artistico.. da dove nasce l'idea?

L’idea nasce dal voler usare un abito come una tela per comunicare un pensiero, un’emozione e un sentimento. Dipingendolo, scrivendolo, intervenendo con l’opera di un artista. E portandolo ovunque nei luoghi che frequentiamo. O esposto come un’ opera d’arte.

Quanto è difficile per una donna affermarsi nel campo dell'arte e della moda?

Non si fa arte per affermarsi. Si fa arte per passione perché è un istinto. Tanto per un uomo che per una donna. Poi c’è il business dell’arte che è un’altro lavoro e non è il lavoro dell’artista ma di un imprenditore che decide di investire in un’artista. La stessa cosa vale per la moda. 

Come è nata la tua passione per la moda? Quanto è stato difficile per te farlo diventare un lavoro?

Non ho mai avuto passione per la moda ma per la bellezza. 
La passione per il design è nata frequentando lo IED mi piace creare qualcosa, abito o oggetto perché ne ho voglia e sono ispirata. 
Non voglio che questo sia un lavoro per me, ma resti una passione. Lavorare e creare sono due cose diverse. E io non voglio fare business se poi a qualcuno piace quello che faccio meglio. Spesso lo acquistano, spesso lo regalo. Il successo poi è un’ambizione a cui non aspiro, mi piace che attraverso il design, le sfilate, l’arte possa frequentare ambienti e condividere pensieri con persone che stimo e con cui mi diverto. 

La tua collezione ha sfilato a Budapest il 25 novembre scorso. Che reazioni e riscontri hai ottenuto rispetto al messaggio che volevi portare in quel contesto?

A Budapest è stata una performance durante una sfilata. Modelle colpite al cuore o imbavagliate. Abiti dipinti o schizzati di colore. Il capo usciva  fuori dal contesto di moda ed era una provocazione dopo i tanti casi di violenza sulla donna non solo fisica ma psicologica. Spesso le donne non parlano per non essere aggredite, per compiacere, per mantenere equilibrio in famiglia o sul lavoro. É un sacrificio costante che logora ma ci fa capire quanto la donna in realtà sia molto più forte di un uomo.  Gli abiti in pizzo trasparente comunicavano una donna che non ha paura di mostrarsi nuda, fragile inerme, ma anche sicura e bella come le mie modelle. La reazione è stata positiva e il messaggio condiviso grazie sicuramente all’ideatore della Budapest Fashion Week, Balazs Mayer e al suo ufficio stampa. 

Quanta strada ancora manca per la parità di genere che sembra un traguardo così lontano in tutti i Paesi del mondo?

Io credo che in occidente non ci sia alcuna differenza fra uomo e donna. É la cultura che deve cambiare. É l’educazione dei figli. La donna se vuole può prendersi la sua libertà deve solo sdoganare certi stereotipi vecchi che le sono stati imposti dalla società per secoli ed essere più egoista mettendo se stessa al primo posto. 

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