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Quando la Poesia incontra la Terra

Il suo nome è Francesca Pachetti, in molti/e la conoscono come “Raccontadina”, titolo della sua pagina Facebook che vi invitiamo a leggere e seguire. Nelle informazioni della pagina leggiamo: “Dai 0 ai 13 anni bambina, dai 13 ai 18 ragazza, dai 18 ai 27 educatrice e dai 27 ai 39 contadina. Da qui in poi, vedremo. Coltivo ortaggi, fiori, parole e giorni. Cresco mio figlio, pulcini, galline e il mio cuore!” A nostro avviso la sua è una storia preziosa e da conoscere, ora più che mai. 

Se ti dovessi descrivere a chi non ti conosce ancora...cosa diresti?

Direi che sono una persona, ma a volte anche un fiore. Spesso una lumaca e di rado una tigre. Direi che a volte ho quaranta anni, altri cinque, altri ancora settantatre, ma quasi sempre mi  assesto su un numero ad una cifra sola perché mi è difficile trattenerla la vita. Non è come andare in bicicletta che una volta che hai imparato, poi la sai portare. Io non la imparo mai, così ogni giorno la riprovo e la ripeto. Non cresco, ho sempre le rotelle.  Direi poi che cerco di definirmi il meno possibile perché poi finisce che ci credo a quelle descrizioni e  se mi viene voglia di essere altro e altro ancora, sarebbe un po’ come tradire la patria. Allora mi lascio essere tutta quella che ancora non so. 

Che rapporto hai con la 'terra' e quale il più grande insegnamento ricevuto?

Con la terra ho un rapporto come tra alunno/a e maestra. Lei mi ha insegnato tutto, con i buoni modi, gli unici con i quali  io sono in grado di imparare qualcosa.
Il suo più grande insegnamento, in realtà sono due: 
– Primavera torna sempre
– non darti l’importanza che non hai e mai avrai. Vista da te sei alta 1, 70, vista da me sei ingombrante e vista dal cielo sei un pon pon.

Che rapporto invece con la scrittura?

Con la scrittura non ho un rapporto definito, perché io non scrivo, trascrivo. Cosa?, mi chiederai. Quello che vedo e sento nelle mie giornate nella terra. Io non so scrivere, inteso come: adesso mi piacerebbe parlare di questa cosa e la scrivo. No. 
Non mi è possibile farlo perché non ho la tecnica per farlo, ho solo un cuore che quando batte più forte, detta le parole.
Io, le trascrivo.

Quando e perché hai deciso di aprire la pagina facebook ' la raccontadina'?

È stato tre anni fa, dopo un lungo, lunghissimo periodo di silenzio e ricerca. Un giorno la prontezza della parola mi ha raggiunto e ho parlato, anzi, scritto. Non c’è stata e non c’è nessuna intenzione, neanche uno scopo, non ci sono “indicazioni” o la volontà di un qualche insegnamento perché credo ciecamente che ogni seme possa aprirsi solo ed esclusivamente nella sua stagione e dal suo interno. Anche questo, lo insegna la terra. Scrivo soprattutto a me stessa, poi, a chi passa e si accomoda.
 

Come si può fare e costruire una rete positiva grazie alla natura?

Nessuna rete può crearsi prima che  ciascuna maglia si sia scoperta o riconosciuta  tale: questo è il mio punto di partenza. Il successivo è non  voler farci niente con la natura, non entrarci con le nostre idee e progetti, semplicemente perché sono i nostri e quasi sempre poco adatti per lei o con lei. Quindi, frequentarla, abitarla, passeggiarla, sederla, ascoltarla, dopo, allora, sarà lei che ci indicherà il da farsi.
Il maggiore o minore successo di un progetto in natura, dipende soprattutto da quanto hai osservato e ascoltato lei e da quanto sei stata in grado di metter vie le tue volontà. 

Le donne faticano sempre di più ad affermarsi. Quale è stata la tua esperienza? Cosa consiglieresti a una donna che vuole intraprendere il tuo percorso (sia esso di scrittura o di coltivazione)?

 Di non pensarsi mai e poi mai come un’entità legata al suo sesso. Questo può portare a catene profonde con il nostro inconscio, tipo appunto – questa è una cosa più adatta ad uomo, io non ci riuscirò,  – le donne sono fisicamenre meno forti -, e ancora – cosa penseranno, cosa mi diranno – , catene che possono poi comdizionare il nostro scegliere e agire.
Se proprio mi chiedi un consiglio, io direi che tra il dire e il fare c’è di mezzo “lo faccio!”. Se vuoi fare una cosa, falla, non hai vincoli con il tuo essere donna o uomo, non hai vincoli con il modo migliore o peggiore di farla, l’unico modo perfetto  è quello che troverai tu e per te. Non sei legata all’idea che possono avere o farsi gli altri, agli altri, fondamentalmente, non importa niente di noi: il chiacchiericcio è sempre e solo un piccolo passatempo, arriva, piove e poi… arcobaleno.
Non hai vincoli, ma solo la responsabilità della tua vita.
Questo modo è stato ed è anche la mia esperienza. 
Non mi importa se sia facile, difficile o impossibile, provo sempre a trovare un modo e … ho scoperto: di modi, ce ne sono tantissimi. Così l’impossibile, resta tale solo se non ti metti in cammino, solo se resti distante dalla strada non vedi le indicazioni. Al contrario, una volta imboccata, la vista si fa migliore, passo dopo passo e meta dopo meta.
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