Premio Cambiare 2026 nasce da un’idea di cultura che non si limita a rappresentare il mondo, ma prova concretamente a cambiarlo.
È da questa visione che prende forma Premio Cambiare 2026 – L’arte di cambiare il mondo, promosso da Dire Fare Cambiare APS: una piattaforma culturale nazionale che mette al centro l’arte come linguaggio di trasformazione, le comunità come protagoniste e la sostenibilità come pratica quotidiana.
Giunto alla sua quarta edizione, il Premio continua a crescere intrecciando creatività, cittadinanza attiva e responsabilità sociale, con l’obiettivo di rendere visibili quelle esperienze che, spesso lontane dai riflettori, costruiscono ogni giorno una società più giusta, inclusiva e consapevole.
Non un premio, ma un ecosistema culturale
Il Premio Cambiare non nasce come semplice riconoscimento, ma come spazio condiviso di narrazione e incontro. Un luogo simbolico – e reale – in cui artiste, artisti, cittadine e cittadini, scuole, associazioni e realtà del Terzo Settore possono raccontare il proprio impegno attraverso linguaggi diversi: musica, teatro, arti visive, pratiche educative, progetti sociali.
Lo spiega bene Giulia Morello, fondatrice di Dire Fare Cambiare e direttrice artistica del Premio: il cuore del progetto è trasformare i valori dell’Agenda 2030 in esperienze concrete, capaci di generare consapevolezza, partecipazione e impatto reale.
La prima fase del Premio è dedicata a Roma, con una cerimonia pubblica prevista in Campidoglio, grazie anche al patrocinio di Roma Capitale. Qui vengono premiate persone e realtà che incarnano, ognuna a modo proprio, l’arte di cambiare il mondo.
Otto categorie per raccontare il cambiamento
Le storie selezionate attraversano ambiti diversi ma complementari: arte e cultura, ambiente e sostenibilità, diritti, divulgazione, comunità, cittadinanza attiva. Particolare attenzione è riservata alle nuove generazioni, con menzioni dedicate al protagonismo giovanile.
Ogni vincitrice e vincitore riceve il VAIA Cube, un amplificatore naturale realizzato in legno di recupero dalle tempeste Vaia, simbolo di rigenerazione e resilienza, in collaborazione con VAIA. Un oggetto che diventa metafora: dalle ferite possono nascere nuove forme di bellezza e innovazione.
Una giuria plurale, tra arte e vita reale
Uno degli aspetti più interessanti del Premio Cambiare è il suo modello di selezione partecipato. Accanto a personalità del mondo artistico e culturale, siedono in giuria anche soggetti collettivi direttamente coinvolti nei progetti: uomini detenuti impegnati in percorsi creativi, donne protagoniste di laboratori musicali dopo esperienze di violenza, studentesse e studenti delle scuole.
Una scelta che ribadisce un principio forte: la cultura è un bene comune, e il cambiamento si misura anche attraverso chi lo vive sulla propria pelle.
Dal territorio alla rete nazionale
Dopo la tappa romana, il Premio si apre a tutta Italia attraverso una rete di festival partner che, tra giugno e dicembre 2026, ospiteranno tappe del Premio, mostre multimediali e momenti di confronto pubblico. Un modo per far viaggiare le storie, connettere comunità diverse e costruire un dialogo nazionale su sostenibilità, diritti e partecipazione.
In un tempo attraversato da crisi ambientali e sociali, il Premio Cambiare prova a indicare una direzione possibile: partire dalle persone, dare spazio alle pratiche culturali che generano cura, e trasformare l’arte in un atto politico nel senso più profondo del termine.
Perché cambiare il mondo, a volte, comincia da una canzone, da un laboratorio, da una storia condivisa.
Come raccontiamo spesso su cambiamocultura.it, la cultura può diventare uno strumento concreto di cambiamento sociale.

