Ascolta la storia di Lidi Menapace
raccontata da Cecilia Lavatore
Lidia Menapace
Novara, 3 aprile 1924 – Bolzano, 7 dicembre 2020
Lidia Menapace nasce a Novara nel 1924. Giovanissima, durante la Seconda Guerra Mondiale, compie una scelta di campo radicale: entra nella Resistenza come staffetta partigiana. Con il nome di battaglia “Bruna”, attraversa la Val d’Ossola portando messaggi e speranza; un’esperienza di libertà che segnerà per sempre la sua visione del mondo. Alla fine del conflitto, coerente con il suo nascente pacifismo, rifiuterà il grado di sottotenente: non voleva gradi militari, voleva la pace.
Nel dopoguerra si trasferisce a Bolzano, dove diventa una figura di rottura nelle istituzioni: nel 1964 è la prima donna eletta nel Consiglio provinciale e la prima a entrare in Giunta come assessora. Ma il suo pensiero corre oltre i confini locali. Nel 1969 partecipa alla fondazione del quotidiano Il manifesto e si afferma come una delle voci più lucide e originali del femminismo e del pacifismo italiano.
Per Lidia, la politica è fatta anche di parole. Si batte per un linguaggio che dia nome alle donne, convinta che ciò che non viene nominato finisca per essere invisibile. Nel 2006 viene eletta Senatrice della Repubblica, portando in Parlamento la sua instancabile battaglia contro le spese militari e la sua idea di “pace preventiva”.
Lidia Menapace non ha mai separato il pensiero dalla vita quotidiana. Fino alla sua scomparsa, nel 2020, ha continuato a insegnarci che la democrazia non è un bene acquisito, ma una pratica che va curata ogni giorno. Ci lascia in eredità una lezione di coraggio e coerenza: la capacità di essere, sempre, una voce libera fuori dal coro.

