Ascolta la storia di Miriam Makeba
raccontata da Mariella Nava
Miriam Makeba
Johannesburg, 4 marzo 1932 – Castel Volturno, 10 novembre 2008
Miriam Makeba nasce nel 1932 a Johannesburg, in un Sudafrica segnato dall’apartheid e dalla segregazione razziale. Sua madre è una sangoma, una guaritrice tradizionale della cultura swazi; suo padre appartiene al popolo xhosa.
Fin da giovane, Miriam scopre il canto. La musica diventa il suo modo di stare nel mondo, ma anche uno strumento per raccontare ciò che le accade intorno. Negli anni Cinquanta inizia la carriera professionale con i Manhattan Brothers e le Skylarks.
La sua voce attraversa presto i confini nazionali, ma insieme alla fama cresce anche il suo impegno politico. Nel 1960, mentre si trova all’estero, il governo sudafricano le impedisce di tornare: comincia così un esilio che durerà più di trent’anni.
Dato che il Sudafrica l’aveva resa apolide, privandola di ogni diritto, Miriam Makeba ha avuto la cittadinanza onoraria di ben dieci paesi diversi durante l’esilio, diventando un simbolo universale di resistenza.
Negli Stati Uniti lavora con Harry Belafonte e incide brani che diventano celebri in tutto il mondo, come Pata Pata e The Click Song. Nel 1963 parla con forza alle Nazioni Unite contro il regime dell’apartheid. La risposta di Pretoria è durissima: i suoi dischi vengono messi al bando e l’esilio confermato ufficialmente.
Per anni, Miriam continua a portare la sua musica ovunque, trasformando il canto in una voce di denuncia e di libertà. Solo nel 1990, dopo la liberazione di Nelson Mandela, può finalmente tornare a casa.
Miriam Makeba muore nel 2008 in Italia, a Castel Volturno, subito dopo un concerto contro la camorra e il razzismo, a sostegno di Roberto Saviano. Fino all’ultimo istante, ha scelto di stare dalla parte di chi lotta contro le ingiustizie. La sua voce continua, ancora oggi, a raccontare un’idea di libertà che passa attraverso la musica, la memoria e la dignità umana.

