2 0
Read Time:9 Minute, 29 Second

Intervista speciale a Manuela Marchioni, CEO di Prodos Consulting

Lei si chiama Manuela Marchioni, è nata a Roma nel 1980. Roma è ancora oggi la sua città, che da sempre ama e che negli anni l’ha vista partire per studio e lavoro, ma poi sempre tornare. Dal 2007 si occupa dello sviluppo e della gestione di progetti europei sui temi legati ai diritti umani e all’inclusione, con una particolare attenzione verso quei progetti in cui la cultura possa giocare un ruolo strategico. È fortemente convinta che le belle idee debbano essere realizzate e raccontate, per questo lavora da anni per contribuire a creare un contesto in cui le realtà del territorio siano capaci di individuare strumenti e strategie più adeguate a sviluppare progetti solidi e sostenibili. Nel 2014 ha accolto questa sfida e fondato Prodos, una società di progettazione europea che ha lo scopo di accompagnare enti pubblici e organizzazioni in tutte le fasi di vita del progetto, facilitando il loro percorso di accesso ai fondi europei e nel costante tentativo di realizzare progetti sostenibili volti a generare impatto sociale e crescita del benessere della collettività. Dall’esperienza progettuale di Prodos, è nata anche una piattaforma digitale dedicata al monitoraggio e alla valutazione dei bandi, Obiettivo Europa, che ad oggi supporta oltre 100.000 utenti, tra cittadini, professionisti, enti pubblici e organizzazioni, nella ricerca dei bandi europei e nazionali più idonei a finanziare progetti.

Quante (e quali) opportunità europee ci sono oggi per le artiste e creative?

Il budget dell’Unione Europea dedicato ai progetti culturali è cresciuto negli anni, e sempre più spesso anche nei programmi di finanziamento dedicati ad altri settori trovano sostegno progetti in cui la cultura può svolgere un ruolo molto importante.

Europa Creativa è il principale programma europeo di sostegno al settore culturale e creativo. È un programma che incoraggia artisti e artiste a operare in tutta Europa, raggiungere nuovi pubblici e sviluppare competenze digitali. Sostiene le opere culturali e audiovisive a raggiungere audience anche in altri Paesi e contribuisce a salvaguardare la diversità culturale e linguistica europea.

Non è però l’unico programma di finanziamento a cui volgere lo sguardo, soprattutto in questo periodo storico segnato dall’impatto della crisi Covid -19 sui settori culturali e creativi, tra i più colpiti dalle restrizioni per limitare la diffusione del virus. A livello europeo, sono state intraprese diverse azioni, che oggi possono rappresentare opportunità di sviluppo per artiste e creative.

Sono aumentate le risorse dedicate alla cultura e al settore creativo per il settennato 2021-2027, con quasi 2,5 miliardi di euro nell’ambito del programma Europa creativa e quasi 2 miliardi a titolo di Horizon Europe. Sono stati stanziati fondi dedicati nell’ambito del Dispositivo per la ripresa e la resilienza. Sono stati approvati aiuti nazionali ai sensi del Quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato per un importo complessivo superiore a 420 milioni di euro. È stata attivata la Creative Unite, una piattaforma ad hoc per mezzo della quale artiste, altri/e professionisti/e dei settori culturali e creativi possono condividere informazioni, iniziative e scambiarsi idee. 

Queste sono alcune azioni attuate per il settore creativo, ma l’Europa interviene fornendo finanziamenti su tantissimi altri settori che, vista la dimensione trasversale della cultura, potrebbero rappresentare opportunità di sviluppo per i/le professionisti/e della cultura. I bandi europei, infatti, non definiscono tanto un settore d’intervento, quanto una serie di obiettivi, azioni e priorità che possono combinarsi in modo diverso. Una stessa linea di finanziamento può quindi contenere azioni che hanno un taglio molto vario che è bene valutare con attenzione, anche esplorando settori collaterali rispetto al proprio ambito principale d’intervento.

Come vengono considerate in Europa le donne artiste e creative?

Certamente tra le priorità dell’Europa c’è quella di garantire che professionisti e professioniste dei settori creativi possano beneficiare delle stesse opportunità, a prescindere dal genere. Questo obiettivo è ancora più forte dopo la pandemia, che deve consentire al settore creativo di ripartire diventando più inclusivo e sostenibile.

La Commissione Europea ha pubblicato a giugno del 2021 una relazione sulla parità di genere nei settori culturali e creativi che contiene oltre 250 buone pratiche da attuare in tutta Europa per migliorare le condizioni di lavoro delle donne in questi settori. Questa relazione mette in evidenza le disparità in quasi tutti i settori creativi dove le donne continuano ad avere un accesso limitato alle risorse creative e produttive. Si va dagli stereotipi di genere alle molestie sessuali, dalle difficoltà nell’accesso al mercato del lavoro al divario retributivo di genere, fino all’imprenditorialità femminile e al diverso accesso tra uomini e donne alle posizioni di leadership.

Per affrontare queste disparità la Commissione elenca una serie di raccomandazioni che migliorerebbero sensibilmente la condizione delle donne: l’uso di un linguaggio che tenga conto della dimensione di genere, l’attuazione della parità sul luogo di lavoro, l’integrazione della dimensione di genere nell’elaborazione dei bilanci. L’attuazione di alcune di queste raccomandazioni è iniziata nel nuovo programma Europa creativa, ma il lavoro per rendere concrete queste pratiche è ancora lungo e deve coinvolgere attivamente anche la dimensione nazionale.

Speriamo possa essere un passo verso una maggiore tutela di un settore che, per la forza emulativa che esercita, dovrebbe essere il primo a influenzare i valori della nostra società e a portare avanti la battaglia per la parità di genere.

Quale è la sostanziale differenza tra partecipare a un bando europeo rispetto a quelli nazionali/regionali?

I fondi e i progetti europei non sono soltanto una “risorsa” a disposizione degli attori del nostro territorio, sono anche e soprattutto uno strumento per realizzare, a livello strategico, gli obiettivi e le priorità dell’Unione europea, in termini di benessere, di uguaglianza, di crescita economica e sociale e di integrazione territoriale.

Grazie a questi strumenti le organizzazioni possono, non solo rafforzare la capacità di reperire risorse finanziarie per le proprie attività e per il proprio territorio, ma possono anche aprirsi a una dimensione transnazionale che consente loro di analizzare i problemi da un punto di vista europeo e di stringere alleanze con enti e professionisti che operano in altri paesi.

Questa tipologia di bandi è poco adatta a proposte che hanno una natura ed un impatto prevalentemente locali, per le quali sono più indicati i fondi nazionali o regionali che sono, invece, erogati attraverso le autorità nazionali, regionali o locali degli stati membri perché la loro caratteristica principale è proprio quella di coinvolgere gli attori nazionali e regionali nella loro gestione e nel loro utilizzo.

La struttura e le modalità di funzionamento di questi fondi “nazionali” presentano alcune caratteristiche che potrebbero rendere più semplice il lavoro di progettazione: garantiscono una maggior vicinanza tra le autorità che gestiscono i finanziamenti e i loro beneficiari finali; propongono tipologie d’intervento particolarmente vicine alle esigenze del territorio; le proposte progettuali possono essere presentate in italiano e richiedono la creazione di partenariati più semplici, a livello locale.

Per tanto, se cercate fondi per le vostre idee ad ampio raggio, che possono essere replicate o realizzate in più paesi europei potete sicuramente rivolgere la vostra attenzione ai bandi europei. Se invece intendete realizzare un progetto territoriale dovete verificare la disponibilità di finanziamenti specifici rivolgendovi alle autorità nazionali o regionali.

Che consigli daresti alle artiste che ancora non hanno mai tentato la progettazione europea? Da dove si parte? E con chi?

Io partirei sempre dal progetto!

Visto l’altissimo numero di bandi che vengono pubblicati quotidianamente, le organizzazioni sono sempre più sollecitate a scrivere progetti per ottenere dei finanziamenti attraverso i bandi. L’introduzione di questa modalità ha promosso una logica di “pigrizia progettuale” che sostituisce al lungo processo di ideazione e pianificazione del progetto, un’attività di mera lettura del bando e compilazione del formulario. Dalla nostra esperienza, la compilazione del formulario senza che alle spalle vi siano progetti dettagliati e ragionati rischia di semplificare in maniera riduttiva il processo progettuale e di vedere realizzati dei progetti che non producono risultati sostenibili.

Il mio primo suggerimento, quindi, è: concentratevi sulla definizione di un progetto solido, studiate attentamente il contesto territoriale di riferimento e definite attività che rispondano quanto più concretamente possibile ad un bisogno reale rilevato. Questo dovrebbe essere il vero punto di partenza della progettazione europea.

Chiaramente, non basta avere solo una buona idea progettuale per accedere a questi finanziamenti: si devono presentare dei progetti che tengano conto degli obiettivi generali dell’Europa e che rispondano agli alti standard qualitativi richiesti dalla Commissione Europea. Per questo, è consigliabile affidarsi a professionisti/e di fiducia che possano guidare l’ente o l’organizzazione nell’individuazione del canale di finanziamento più adeguato e nello sviluppo tecnico di un progetto che risponda ai requisiti richiesti dall’Europa.

A questo link potrete trovare alcuni articoli di approfondimento: Progettazione europea: da dove iniziare?

Come funziona la piattaforma Obiettivo Europa e a chi si rivolge?

Obiettivo Europa è una piattaforma di monitoraggio bandi che offre un servizio di informazione e aggiornamento sulle opportunità di finanziamento internazionali, europee, nazionali, regionali e locali.

È stata pensata per semplificare la lunga e complessa attività di monitoraggio che ciascun ente è chiamato a fare per avviare un’attività di progettazione.

Ogni mese sono pubblicati sulla piattaforma circa 200 nuovi bandi e monitorati oltre 600 enti finanziatori tra Commissione Europea, Ministeri, Regioni, Comuni, Fondazioni e altri Enti erogatori nazionali e internazionali. Ciascun bando viene sintetizzato in una scheda sintetica in italiano che ne riporta gli elementi essenziali (ente, programma di finanziamento, finalità, azioni finanziabili, spese ammissibili, soggetti ammissibili, entità del contributo e accesso diretto al bando e ai relativi documenti e formulari), oltre ad una sezione “consigli degli esperti”, redatta da progettisti, che contiene suggerimenti pratici per facilitare la comprensione e la valutazione di ciascun bando.

Obiettivo Europa, supporta oggi oltre 100.000 utenti, tra cittadini, professionisti, enti pubblici e organizzazioni, nella ricerca dei bandi europei e nazionali più idonei a finanziare progetti.

Un video di sintesi vi mostra in modo semplice come funziona Obiettivo Europa.

L'ultima domanda la riserviamo al linguaggio: perché in Italia i bandi sono scritti quasi sempre al maschile? È così difficile cambiare la scrittura? Accade anche in altri Paesi europei?

Credo che questo sia dovuto a diversi fattori: da un lato, non è semplice cambiare abitudini linguistiche consolidate, soprattutto nel linguaggio amministrativo che è per sua tradizione molto cristallizzato e spesso infarcito di tecnicismi; dall’altro, penso che manchino, da chi ha la responsabilità di redigere i bandi, le nozioni culturali e linguistiche necessarie.

Nei paesi in cui le lingue sono caratterizzate dal genere neutrale, come ad esempio l’inglese, la strategia applicata nei bandi per garantire un linguaggio non discriminatorio è quella di utilizzare termini senza connotazione di genere, che rimandano al concetto di “persona” in generale. Nei bandi europei si utilizza, ad esempio, l’espressione person/months per calcolare l’impegno delle risorse umane che saranno impiegate nel progetto. Questo stesso termine viene tradotto in mesi/uomo nella maggioranza dei bandi italiani.

La mia sensazione è che il senso di discriminazione insito nel linguaggio amministrativo dei bandi sia avvertito, sia dalle istituzioni sia dalla cittadinanza, in maniera molto più forte rispetto a prima. Da qui, la speranza che, anche in seguito al confronto con quanto accade in altre lingue, l’urgenza di conciliare un linguaggio rispettoso dell’identità di genere con la necessità di chiarezza e trasparenza richieste dai bandi avvenga in modo sempre più consapevole.

 

Happy
Happy
100 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleepy
Sleepy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.