0 0
Read Time:6 Minute, 29 Second

La cantautrice sociale

Si chiama Assia Fiorillo, napoletana, studia musica e canto dall’età di 15 anni. Negli anni riesce ad introdursi in diversi contesti musicali come cantautrice, interprete e frontwoman di diverse formazioni. Dopo la laurea in psicologia si dedica completamente alla musica. La caratteristica che ci ha appassionato di Assia è questo suo sguardo attento e vigile alle questioni sociali che la porta a vincere importanti riconoscimenti tra cui il premio social web del contest di Amnesty International, Voci per la Libertà con la canzone “E je parlo ‘e te” scritta da Assia e suonata con il gruppo Mujeres Creando  sul tema dell’omofobia. Non è finita qui, perchè la sua produzione artistica culturale guarda sempre alle tematiche sociali fino ad arrivare alla canzone “Io sono te” che dà voce alle donne detenute del carcere di Fuorni – Salerno e Pozzuoli. Per questi motivi e per molti altri che scoprirete leggendo l’intervista non potevamo non incontrarla. 

Come sei arrivata a conoscere la situazione delle carceri e a dare voce alle detenute?

Il mio incontro con le detenute e in generale col mondo del carcere è nato grazie ad un’idea della giornalista Amalia De Simone. In un periodo in cui avevamo cominciato a collaborare ad alcuni testi delle mie canzoni, lei partecipò ad un incontro nel carcere di Pozzuoli con alcune detenute sul tema dell’affettività dietro le sbarre. Quelle donne chiesero ad Amalia di ritornare e di raccontare le loro storie e lei pensò di coinvolgermi, immaginando che il mio modo di scrivere e di empatizzare attraverso la musica potesse essere un mezzo per entrare in contatto con loro per creare qualcosa insieme. Abbiamo quindi cominciato le riprese del documentario Caine, che racconta tutto questo, oltre che le storie di ognuna di loro.

Cosa ti aspettavi prima di conoscere direttamente il carcere e cosa poi hai trovato? C'è qualcosa di veramente inatteso che hai incontrato?

Sin da subito ho provato ad immaginare questa esperienza cercando di liberarmi da ogni pregiudizio. La cosa che in realtà poi mi ha stupita sono stati proprio i pregiudizi che io stessa mi ero comunque portata dietro…  In carcere non ci sono i “cattivi”, così come fuori non ci sono i “buoni”. Le circostanze, la storia delle persone, contano moltissimo nella vita di ognuno. Un’altra cosa che mi ha colpito moltissimo è stata l’onestà di quelle donne rispetto ai propri errori, errori che ognuna di loro sapeva di aver commesso e per i quali sapeva di dover pagare. Nessun alibi.

Che rapporto c'è tra la tua musica e la dimensione sociale?

Per quanto mi riguarda, la dimensione sociale è un aspetto che ho sempre vissuto, l’ho sempre considerato un aspetto importante della vita. Non mi piace non prendere posizione rispetto a quello che succede nel mondo, anche se non riguarda strettamente la mia vita. Allo stesso modo, anche la musica per me è stata una costante della mia vita e  in realtà questi sono due aspetti che avrebbero potuto viaggiare in modo parallelo e a volte in effetti è così. Ovviamente la musica può diventare un amplificatore quando utilizza i media, o semplicemente un palco, e quello diventa il momento in cui le due dimensioni possono sovrapporsi, come è accaduto in alcuni dei brani che ho scritto e non solo: proprio per il ruolo di cantautrice, di musicista che comunica verso una moltitudine, il mio prendere posizione si amplifica e diventa più  potente grazie al “mezzo” musica. 

Quanto è stato difficile da cantautrice trovare un posto nel mondo della musica?

In verità credo che un musicista indipendente lo debba cercare continuamente. Non c’è spazio, né particolare interesse da parte di chi “comanda” davvero. Mi riferisco alle radio o a chi gestisce i concerti o la distribuzione musicale. Intorno alla musica girano moltissimi soldi, ma soltanto per chi si trova ad alti livelli (non parlo necessariamente di qualità ma di potenza sul mercato) ed anche provare a fare un lavoro serio ed importante, curando anche la qualità del proprio prodotto artistico, non basta.

il momento non è semplice per la musica e per l'arte e la cultura in generale. Che riflessioni ti ha indotto questo momento difficilissimo rispetto al comparto artistico?

Le premesse sono quelle di cui sopra, poi chiaramente c’è il momento tragico che tra l’altro subentra ad un momento storico culturale terribile per l’arte e la musica. In Italia il musicista non è mai stato considerato (almeno negli ultimi decenni) un lavoro. Su questa premessa si colloca poi tutto quello che è accaduto negli ultimi due anni. Eppure, per quanto mi riguarda, una chiave c’è ed è il rapporto col pubblico, che è quello che mi permette di andare avanti anche in questa situazione. Ti racconto un episodio: il 5 gennaio, nel pieno del terrore e del salto nel buio che stavamo per affrontare, mentre i contagi da omicron salivano vertiginosamente, ho deciso di non rimandare (più, sarebbe stata l’ennesima volta) il concerto di presentazione del mio disco. Molte delle  persone che mi hanno sempre seguita in questi anni erano lì al Tam con un teatro praticamente pieno. Una follia? No, ma non era assolutamente scontato che fossero lì, anzi. Questo mi ha dato anche la misura del fatto che quelle persone si siano veramente appassionate al mio percorso e mi ha confermato che è sempre da lì che bisogna ripartire, dal pubblico. Piccola precisazione: con tutte le attenzioni del caso, con la tracciabilità ed il rispetto delle regole, in un teatro così pieno, anche a distanza di giorni, non ci sono stati contagi. Quindi, con le dovute attenzioni, ai concerti ci si può andare!

Molti comparti artistici stanno cambiando molto rapidamente. Se chiudi gli occhi e provi a pensare al mondo della musica nel 2030, cosa vedi?

Se devo interpretare il futuro tracciando una linea tra quello che la musica è stata in passato e quello che è oggi, penso principalmente a due aspetti: uno che riguarda proprio la forma canzone che è andata impoverendosi armonicamente per cercare nuove strade sonore (soprattutto con il contributo dell’elettronica). L’altro aspetto riguarda invece la fruizione musicale. L’idea dell’album come concept o comunque come opera onnicomprensiva sta lasciando il posto alla traccia singola accompagnata da un videoclip ed una massiccia (per chi può permetterselo!) campagna di comunicazione. Questo probabilmente è dovuto anche al fatto che la gente, intesa come massa, si è disabituata alla ricerca autonoma di nuovi artisti o nuove canzoni ed ha bisogno sempre di essere guidata. Dunque, secondo le logiche del mercato, a cosa serve investire per fare un disco se poi alla fine la gente, senza la spinta, non lo ascolterà? Meglio capitalizzare tutto su un’unica traccia. Dunque il lavoro prettamente artistico diventa più limitato mentre l’aspetto economico e capitalistico diventa prevalente. Questa mi sembra la linea tracciata verso cui stiamo andando, ma questo non toglie che spesso l’evoluzione temporale non segua una linea dritta ed univoca. Magari tutta questa frammentazione porterà invece ad un certo punto ad un bisogno di unitarietà e i concept album torneranno di moda, un po’ come è successo con i vinili che hanno riconquistato un loro piccolo spazio. Io lo spero, non a caso ho fatto uscire un album e non solo un singolo! 

Ricordaci dove possiamo ascoltare la tua musica e se ci sono live in vista…

Il mio disco, ASSIA, si trova su YouTube, Spotify, Amazon Music, ITunes e diverse altre piattaforme digitali online. Per quanto riguarda i concerti, ci sono un po’ di date in forse per la primavera, ma stiamo aspettando un po’ per definirle con certezza. Ci adatteremo alle prossime evoluzioni della pandemia. Le date saranno poi comunicate sui miei canali social e sul mio sito.

Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleepy
Sleepy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.